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Racconto: Lo scippo

luglio 15, 2012

La via era deserta. C’era solo quella tipa con i tacchi e la borsetta leopardata. Era proprio la situazione ideale. Gio salì sul marciapiede con il motorino, si affiancò alla ragazza, afferrò la borsa con la mano sinistra e accelerò. Ma la tipa non volle mollarla! Restando aggrappata disperatamente, si lasciò trascinare per una decina di metri, infine quando Gio sterzò per tornare in strada, lei batté la testa contro un lampione. A quel punto lasciò la presa. Gio guardò nello specchietto e inchiodò: era tutta piena di sangue e non si muoveva… era viva?

Gio era stufo di fare il meccanico, o meglio, l’apprendista. Aveva lavorato gratis per mesi, e per arrivare a cosa? Anche ora che l’apprendistato in nero era finito, Gio era pagato una miseria, sgobbava tutto il giorno e arrivava a casa la sera nero fino ai gomiti. Era stufo di ripetersi da tre mesi: se questo mese riesco a mettere via due soldi, mi compro… Quei due soldi non c’erano mai; e come potevano esserci se la paga bastava appena per mangiare e pagare la luce? Gio riparava macchine belle, macchine grandi, mostri sfavillanti fatti per sfrecciare in autostrada carichi di belle ragazze. Eppure quelle auto appartenevano a gente che non faceva fatica e la sera arrivava a casa con la camicia pulita.

Non era successo, non ancora almeno. Gio aveva solo immaginato il caso peggiore. Quell’immagine l’aveva perseguitato per mesi, fino ad oggi, il giorno del suo primo scippo. Scuotendo il capo mandò via quel filmino dalla mente. Guardò la ragazza che camminava sui tacchi: da dietro sembrava molto bella, e chissà, magari era pure ricca. Qualche euro in meno non le avrebbe cambiato la vita, avrebbe mollato subito la presa e non si sarebbe fatta niente. Gio non doveva preoccuparsi.
Il rumore del motore era un crescendo deciso e grintoso, gli infuse coraggio. Gio afferrò la borsetta e accelerò. La tipa per fortuna la lasciò andare… ma non subito. Resistette per un istante, e quella forte resistenza Gio non l’aveva prevista: sterzò involontariamente a sinistra e il motorino sbatté contro il muro grigio, sterzò a destra per riprendere l’equilibrio e andò a sbattere contro un lampione, per poi finire in terra.

Nadia lo raggiunse con una corsetta e per prima cosa gli strappò la borsa dalle mani, assicurandosela in spalla. Gio si stringeva la gamba sinistra, i pantaloni erano strappati, c’era sangue. «Aiutami…», la pregò. Nadia gli diede un colpetto sulla tibia con la punta dello stivaletto e il ragazzo lanciò un urlo. Doveva avere qualcosa di rotto. La ragazza sospirò e volse gli occhi al cielo: le era capitato lo scippatore più imbecille della città! Non sapeva nemmeno lei se fosse meglio così oppure no. Impietosita, prese il telefono dalla borsa e chiamò un’ambulanza: «Buongiorno, qui c’è un cretino che si è fatto male in motorino, credo che fortunatamente si sia rotto qualcosa, potete venire? Fate pure con calma, non vorrei che anche voi andaste a sbattere contro un palo. Sono difficili da evitare, i pali». Un’occhiata sarcastica al moribondo accompagnò l’ultima frase.

La situazione era talmente surreale che Gio sorrise. Nadia lo guardò negli occhi con aria interrogativa, ma poi sorrise anche lei; risero insieme, e l’intesa spontanea che era nata sorprese entrambi. Infine, molto seriamente, gli disse: «Se chiami la polizia, io racconto dello scippo». Gio fu sorpreso da quelle parole: «La polizia? E perché dovrei essere io a chiamarla?».
Nadia sorrise, mentre con dolcezza spostava Gio dal sellino e lo metteva seduto, più comodamente, con la schiena poggiata al lampione. S’infilò il casco: «Perché il tuo motorino adesso è mio. Così impari a rubare ai poveri. Ma dico, mi hai preso per una miliardaria? Dovevi rapinare uno che va in giro con una macchina bella e grande, un bel mostro rosso sfavillante: a lui non sarebbe nemmeno passato per la testa di rubare il tuo motorino».

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2 commenti
  1. lo spunto era bello, la diversità della dimensione del carattere lasciava presagire un gioco di rimandi, di mondi possibili, di “come sarebbe stato se…”
    e invece molto banalmente la trovata sarebbe che il ladro restò derubato
    mah

    • fuoricontesto permalink

      Beh mi interessava più “la morale” che la trama… grazie per il tuo commento, le critiche fanno bene

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