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Siamo tutti Silvio e Minetti?

luglio 18, 2012

La mia amica voleva pagare il caffè: “L’altra volta hai pagato tu”. E io: “Sì, ma pago di nuovo io perché sono il maschio”. Anche se stavo scherzando, ha impiegato qualche secondo a decidere se spaccarmi la faccia. Per fortuna ha deciso di no, perché scala le palestre di roccia in Sardegna e quindi non dubito che potrebbe farmi a pezzettini.

Cosa voglio dire con questo? Che siamo tutti un po’ Silvio e un po’ Minnie. Beh, con le dovute differenze: non facciamo schifo come loro. Però abbiamo anche noi la nostra buona dose di abominio.

Tipico appuntamento uomo-donna: lui per conquistarla la porta al ristorante fico sul mare. Almeno tre orrori in una sola frase:

  • Perché l’appuntamento dovrebbe essere per forza tra un uomo e una donna, quando al mondo ci sono tante persone non eterosessuali o comunque non del tutto?
  • Conquistarla? Quindi lui è il predatore e lei la preda, lui l’atleta e lei la medaglia d’argento da prendere e sfoggiare, lui il re e lei il territorio confinante… lui il soggetto, lei il complemento oggetto… lui l’uomo, lei la cosa.
  • Lui la porta, lui paga. Quindi, appunto: lui il vecchio miliardario mitomane, lei la bella escort.

Ma non è ufficiale, no. Lui non le dà in mano dei soldi, non paga una stanza all’Olgettina per la sua oggettina. Si limita a farle vedere che i soldi ce li ha, e che può offrire una discreta dose di comfort alle donne disposte a dargliela. Lo fa con garbo, velatamente. Mentre lei, evidentemente, cerca esattamente questo, e in quel primo appuntamento se è furba se la gioca, tratta sul prezzo parlando in codice, dicendo cosa le piace senza chiedere esplicitamente.

Non è un giudizio morale, il mio. Prima di tutto perché spesso nessuno dei due lo fa consapevolmente. Se sono ricchi sì: i ricchi sono ipocriti, fanno schifo, non hanno mai pensato che il rapporto umano possa andare oltre il possedere. Ma sono una minoranza così piccola che, se non fossero superpotenti, non sapremmo nemmeno che esistono. Gli esseri umani, invece, non ragionano così di proposito. Nemmeno sanno di farlo. Sembra tanto galante, tanto cavalleresco, quando un uomo spende 200 euro al primo appuntamento o porta la sua fidanzata in gioielleria! Ma forse cavalleresco è un modo romantico, raffinato e incredibilmente ipocrita per dire silviesco. E’ una trappola culturale, ci siamo nati dentro… ma con un po’ di sforzo, si può cercare di uscire dalle trappole culturali. Tiriamo fuori almeno la testolina. A volte il tentativo e la consapevolezza sono già apprezzabili.

Non è un giudizio morale, lo ripeto. E quello che fa mi schifo non è quello che c’è, ma quello che non c’è. Soprassediamo sulla voglia di possedere e di vivere bene. Ma non sopporto che non si veda l’altro/a come un essere umano, anzi, che non si veda nemmeno se stessi come un essere umano. La scelta terrificante di diventare cosa per ottenere una cosa, e di usare il contatto fisico e il dialogo per arrivare a quest’atto di compravendita. Questo sì, lo trovo rivoltante in un modo che non so descrivere.

Inutile allora riempirsi la bocca, il cellulare e la pagina Facebook di parole come galante, romantico, sincero, rassicurante, cavalleresco… mi fa sentire bene. Inutile, se poi per tradurre quelle parole bisogna usare il dizionario (dei sinonimi e) dei contrari.

I cavalieri e le fanciulle erano ipocriti già nella loro epoca. Proviamo a stabilire un rapporto tra due persone senza andare a ristorante e facendo finta che i soldi non esistano. Ché un panino sugli scogli con la spiaggia deserta, alla fin fine, è molto meglio di una cena a Portofino.

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From → Opinioni

One Comment
  1. samarcanda permalink

    mah, il fine giustifica i mezzi? e se quello possiede 200 euro e l’altro solo un panino e la spiaggia libera? è tutto rivoltante, se si tratta di compravendita, se invece si tratta di interessi comuni che non comportino un “do ut des”, allora forse si tratta di amore. In confidenza ti dirò che una donna sa sempre se si tratta di affetto o conquista, e lei decide se darsi o donarsi. 🙂

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