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La prima donna

agosto 4, 2012

“Il coleottero è grasso, brutto e molto meno evoluto dell’uomo. Non dovrebbe volare, è un affronto all’umanità e alla teoria dell’evoluzione!
Ma lui se ne frega e vola lo stesso.”

Piero Angela

Adamo fu il primo uomo e, per soddisfarlo, fu creata Lilitu, la prima donna.

Lilitu sorrise all’uomo, che la guardava con ardore senza avere nulla da dire, ma subito si volse verso l’orizzonte. Era lontano e prometteva meraviglie fantastiche. Lilitu sapeva che non sarebbe stato possibile raggiungerlo, ma il viaggio stesso e non la meta avrebbe riempito il suo cuore e la sua mente. Il vento che accarezzava il suo collo e i suoi seni avrebbe danzato con lei. L’erba fresca e piacevolmente umida sotto i suoi piedi e il sole sopra le sue spalle le avrebbero parlato.
Dopo pochi passi, uno strano rumore attirò l’attenzione di Lilitu. Ella volse lo sguardo verso il cielo blu e vide, contro di esso, sagome di uccelli che volteggiavano liberi. Quello che aveva udito doveva essere l’urlo – di gioa? di battaglia? di dolore? o un semplice saluto? – di una di quelle bellissime creature. Allora Lilitu si alzò sulle punte dei piedi, spiegò le sue braccia e si librò verso l’alto, volteggiando nel cielo blu, libera e inafferrabile.
Adamo, che voleva scopare e non darsi alla poesia, le urlò: «Lilitu, che cazzo stai facendo? Tu sei una donna, non un uccello! Le tue braccia non fanno presa sull’aria, il tuo corpo è troppo pesante… sei nata per soddisfarmi, non per volare!».
Quell’orribile consapevolezza s’instillò nella mente della donna, che mai più avrebbe potuto liberarsene. Il peso del suo corpo la trascinò verso il basso, improvviso e forte, attraversando quell’aria intangibile come se non esistesse. L’impatto contro il suolo fu violento e in un momento la donna si ritrovò ai piedi di Adamo. L’uomo si sdraiò su di lei con un sorriso soddisfatto: era sua!
Lilitu lo sollevò con le sue mani per scagliarlo contro una roccia, ma lui la mise in guardia: «Tu sei una donna e i tuoi muscoli sono più deboli dei miei!».
L’orribile consapevolezza s’instillò nella mente di Lilitu, che non ebbe più la forza di reggere il corpo di Adamo. Le mani di lui, ardenti di istinto primordiale, presero il corpo di lei e il suo orgoglio si fece strada fra le gambe della donna.

Ma fu un attimo: la mano di Lilitu trovò un sasso e lo strinse; il sasso trovò la tempia di Adamo e il sangue uscì copioso. Mentre l’uomo urlava, Lilitu si alzò e corse verso l’orizzonte, con quello che restava della sua libertà. Lei, a differenza di Adamo e della sua futura serva, non sarebbe passata alla storia. Su di lei sarebbe rimasto solo un accenno censurato dal cristianesimo. Così i prigionieri e le prigioniere del futuro non avrebbero avuto un simile esempio di ribellione, esempio che avrebbe potuto far loro comprendere di possedere qualcosa di sublime; qualcosa che potrebbe farli lottare più forte di un gigante e volare meglio di un uccello: la brama di libertà.

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From → Fiabe, Racconti

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