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Favola: Abdel, un osso duro!

agosto 18, 2012

Questa favola è liberamente ispirata a I biellesi, gente dura, di cui ho letto la trascrizione di Italo Calvino. E’ modernizzata nell’ambientazione, ma forse la morale di fondo rimane la stessa.
Buona lettura!

Su una spiaggia poco lontana da Tripoli, in Libia, un uomo fece salire alcune persone sulla sua nave e salpò in fretta e furia. La destinazione era la costa italiana più vicina, una piccola isola di cui conoscevano soltanto il nome: Lampedusa. I passeggeri potevano vederla disegnata su una cartina che era stata lasciata in un angolo dello scafo, e sembrava quasi un puntino con una scritta più grande di lei. Ma tanto, per loro, era soltanto una tappa di un lungo viaggio. Quelle persone ridevano e scherzavano, ma i loro occhi erano tristi. La maggior parte di loro stavano scappando dalla guerra e dalla miseria, altri partivano in cerca di una vita migliore. Ma nessuno sapeva bene che cosa avrebbe trovato in Italia.
Fra loro c’era Abdel, che stava tutto il tempo appoggiato alla ringhiera e guardava la costa avvicinarsi. Intanto gli altri pregavano, perché lo scafo era troppo carico ed era piegato su un lato. Un vecchio chiese ad Abdel dove stesse andando, e lui rispose: «In Germania, perché ho dei parenti». L’anziano lo rimproverò: «Potresti almeno dire: se Dio vuole!». Ma Abdel non la pensava così: «Se Dio vuole, mi fa piacere; se Dio non vuole sono affari suoi, perché io in Germania ci devo andare». Si dà il caso però che quel vecchio era proprio il Signore! Così lo gettò in acqua e gli lanciò un salvagente con tanti auguri di riuscire a cavarsela da solo. Abdel imprecò, cominciò a nuotare e alla fine arrivò a riva. Impiegò sette giorni. Certo, Dio nello stesso tempo aveva fatto il mondo e si era pure riposato, ma è facile fare i grossi se si è onnipotenti! Il difficile è riuscire a cavarsela anche se si è dei comuni mortali!
Comunque sia, vai e vai, Abdel da Lampedusa riuscì a raggiungere la Penisola e si ritrovò a camminare per la campagna sotto la pioggia, verso la Germania. Incontrò due finanzieri, con le fiamme gialle sul cappello, che lo apostrofarono: «E tu, dove credi di andare?». Abdel non si lasciò intimidire e ribatté: «Vado in Germania, dove ho dei parenti». I finanzieri gli sbarrarono la strada: «Potresti almeno dire: se le leggi dello Stato lo permettono!». Abdel fu cocciuto come l’altra volta: «Se le leggi lo permettono, bene; altrimenti, io in Germania ci vado lo stesso». Così i finanzieri lo picchiarono fino a rompergli qualche osso e lo lasciarono in una pozza d’acqua in mezzo al fango, che cresceva sempre di più sotto la pioggia battente. Abdel non riusciva a muovere le braccia; usando solo le gambe, ci mise sette giorni a nuotarne fuori.
Appena fu in grado di alzarsi, riprese il suo viaggio e arrivò a un fiume. Prese il ponte ma, a metà strada, incrociò quattro fascisti pelati che lo fermarono: «Senti un po’, dove credi di andare?». Abdel fu impassibile: «Vado in Germania a raggiungere i miei parenti». E i quattro: «Potresti almeno dire: se gli italiani sono d’accordo!». Ma Abdel, pur avendo ormai capito come funzionavano le cose, non volle proprio adeguarsi: «Se gli italiani sono d’accordo, ci vado; altrimenti, ci vado ugualmente. E nel fiume ci so saltare da solo!».
Sotto gli sguardi allibiti dei picchiatori, Abdel saltò giù dal ponte e nuotò per altri sette giorni.
Incontrò altre difficoltà lungo la strada, e nessuno sa se riuscì ad arrivare. Ma non piegò mai la testa, e questo è ciò che conta davvero.

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From → Fiabe, Racconti

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