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Su una panchina

settembre 5, 2012

Mi sono seduto su una panchina, e sopra c’era scritto:
8/9/11 HO ASPETTATO CHE TU VENISSI DA ME

Una frase che dice piú della somma delle parole. In un attimo ti trasmette tutto quel che c’è da dire su quel pezzetto di vita vissuta. Eppure non c’è scritto “catene”, o “ferite”, o “stelle”, o “mare infinito”, o cose simili. Niente immagini che vorrebbero essere impressioniste, niente figure astratte, niente aggettivi e niente avverbi. Non c’è bisogno, perché è tutto vero e vivo.

E’ questo che volevo dire. Le 4mila e passa poesie che ogni giorno vengono pubblicate su Facebook, o sui blog, o su siti vari, fanno ricorso a sangue che brucia e spazi infiniti perché non hanno la stessa certezza. Forse alla base di ciò che vogliono comunicare non c’è un’emozione abbastanza forte, e allora “proviamo a rafforzarla con aggettivi, astrazioni e figure retoriche” (o peggio: con un paio di paroline inglesi).

Chissà, si diranno certi autori che non sempre hanno meno di 40 anni, forse l’effetto è lo stesso…

Beh, secondo me no. Preferisco il ragazzino che ha scritto sulla panchina la prima cosa che gli è venuta in mente. Lo trovo piú espressivo.

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From → Opinioni

2 commenti
  1. Grazie al tuo passaggio sul mio blog, ho scoperto questo luogo, mi piace. tornerò a leggere!

    • fuoricontesto permalink

      Molto lieto… a risentirci! 🙂

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