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Racconto: Per qualche obolo in più

ottobre 8, 2012

Teseo stava di fronte all’entrata del labirinto, spada alzata al cielo e sguardo fiero. Arianna corse da lui e lo tirò per un braccio, guardando il suo eroe con gli occhi dell’amore:
– Aspetta, Teseo! Porta con te questo gomitolo di lana… ti aiuterà a non perderti!
Teseo osservò perplesso il dono della fanciulla:
– C’è dentro un GPS?
Arianna alzò gli occhi al cielo e sbuffò. Il suo Teseo era bello e ben piazzato, nessuno lo metteva in dubbio, ma un po’ di cervello non l’avrebbe certo guastato!
– No, devi srotolarlo mentre cammini… quando avrai trovato il Minotauro lo ucciderai e poi tornerai all’entrata seguendo il filo!
– Come sei intelligente! Ma come fai a sapere che il filo mi riporterà all’entrata?
– Perché se il filo…
– Aspetta, ho già un’altra domanda: perché devo tornare all’entrata? Tanto a quel punto sono già dentro!
La povera ragazza sospirò e maledì tutti gli dei della sua religione. Siccome naturalmente credeva nella mitologia greca, impiegò parecchio. Teseo attese pazientemente. Quando Arianna ebbe finito, gli disse:
– Ma perché gli dei sono stati così crudeli da farmi incontrare proprio te? Senti, non ho voglia di spiegarti, prendilo come un dogma della fede!
– Non sono molto convinto, ma se lo dici tu…

Dopo giorni, Teseo riuscì a uscire dal labirinto con la testa del Minotauro in mano. Alzando la spada verso il cielo (di nuovo) lanciò il suo grido di trionfo:
– Eccol il Minotauro L’ho ucciso! Eureka!
Arianna gli corse incontro.
– Oh, Teseo! Ce l’hai fatta! Però non gridare Eureka, non sei mica Archimede…
– Ariannina mia! Sei rimasta per tutto questo tempo ad aspettarmi all’entrata del labirinto?
– Veramente passavo di qui per caso, stavo andando a portare le medicine alla nonna malata passando per il bosco… ma questa è un’altra storia. Sì, decisamente un’altra storia. Ma non cambiamo discorso: come faccio a sapere che questa testa è del Minotauro e non di un toro normale? Non che non mi fidi di te, ma…
– Ho portato anche una mano! Guarda!
Tirò fuori una mano che colava sangue e la mise accanto alla testa sgocciolante. Arianna trattenne un conato di vomito, ma poi urlò di gioia:
– Allora è tutto vero! Oh, mio eroe!
La dolce fanciulla fece un cenno ai fotografi, che saltarono fuori dai cespugli e immortalarono Teseo con il filo di lana, la testa taurina e la mano umana (meglio fornire prove certe… Teseo non era molto stimato, nella sua epoca). Arianna gioiva:
– Che bello! Questa sarà una pubblicità molto redditizia per il mio lanificio! Bene… grazie di tutto, Teseo. E’ stato un piacere. Torna a trovarmi, mi raccomando… però magari non troppo presto.
Il poveretto rimase di sasso, mentre Arianna lo congedava con una cordiale stretta di mano e una pacca amichevole sulla spalla. Con le lacrime agli occhi annunciò:
– Addio, Arianna… io vado a suicidarmi.
Arianna si voltò di scatto verso l’eroe, finalmente commossa dalle sue parole:
– In che modo pensi di suicidarti?
– Boh, non saprei… forse mi impiccherò…
Le sfuggì un gridolino di gioia.
– Ottima scelta! Allora usa questo gomitolo per favore, così ci faccio un’altra pubblicità! Gli aspiranti suicidi sono un ottimo target, perché dovendo morire sono disposti a spendere qualsiasi cifra pur di acquistare un prodotto resistente!

E così fu. Teseo morì molto triste e Arianna visse ricca e felice.
Anche se Greenpeace denunciò la “Minosse & Daughter” per violenza insensata ai danni dei minotauri.

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From → Ironici, Racconti

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