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La bomba in piazza

dicembre 12, 2012

12 dicembre 1969, lo stato ordina e i fascisti mettono quattro bombe. La polizia lo sapeva in anticipo, ma insabbia. La strage famosa è quella di Piazza Fontana. L’ordigno esplode mentre i poveri sono in fila per fare qualche operazione sul loro conto, ne muoiono 17, i feriti sono 88.

Lo descrivo così, in modo freddo. Se c’è bisogno di commenti, aggettivi, poetica del dolore, vuol dire che chi mi sta leggendo non è un essere umano. Per un essere umano, queste poche notizie sono più che sufficienti per scatenare qualcosa di forte.

Uccisi mentre andavano a prelevare i soldi per fare i regali di Natale. Questo caratterizza le stragi fasciste: sono atti di crudeltà fine a se stessa. Non c’è un nemico singolo, o un simbolo da colpire. Ci sono solo fiumi di sangue da spargere, senza distinzioni o motivi. Nemmeno motivi sbagliati. Questo va al di là dei ragionamenti che si possono fare sulle bombe rivoluzionarie: uno può pensare ciò che vuole dell’etica di chi colpisce il sistema nel modo più violento, ma la differenza che voglio mettere in evidenza è che… dall’altra parte, non c’è un’etica o un progetto o idee. C’è solo voglia di ammazzare, nient’altro. E non ci sono eccezioni a questa regola: guardate chi muore, e saprete chi ha messo la bomba.

Ma sto parlando degli esecutori. Da parte dei mandanti, lo stato, un progetto c’è. Ed è molto più violento di quello rivoluzionario: il mantenimento di uno stato di cose che si basa su sfruttamento e sofferenza, guerre per il petrolio, continenti dove la gente lavora gratis allo stremo delle forze e non ha i farmaci di base. Forse per questo mettere una bombetta ogni tanto non gli sembra un’azione poi così cattiva.

Ho usato il presente perché succede ancora. Ci sono altri Pinelli, altri Valpreda, altre Piazze Fontane. Solo che oggi non si può parlarne.

Si può, dite? No, non si può. Se Pinco Pallino parla dello spettacolo di Dario Fo su Pinelli, per evitare il pubblico linciaggio è costretto a premettere che non è d’accordo con chi mette le bombe. Eppure dovrebbe essere evidente anche al più cretino dei cretini, che non voler ammazzare gli anarchici e divertirsi a far saltare le banche sono due cose diverse. Invece il contrario però non è mai vero. Perché se Pinco Fascio contesta Dario Fo, non é assolutamente tenuto a dire che Franca Rame non doveva essere violentata. O che le bombe erano sbagliate anche quando venivano piazzate agli spettacoli di Dario Fo. Eppure i fascisti si distinguono proprio per quello che fanno, non certo per quello che dicono (uga uga figa duce).

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NOTA. Chi crede che io abbia espresso apprezzamenti, condanne, o qualsiasi altra opinione sulle bombe non di stato… ha le allucinazioni. Se sentite il bisogno di parlare di questo argomento, troverete sicuramente qualche pagina internet che lo affronta. Qui ho parlato di Piazza Fontana, quindi di un altro argomento. Commenti del tipo “e allora le foibe?” (cit.) non hanno nessuna possibilità di essere approvati.

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From → Opinioni

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