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Racconto: Fuga dall’incubo – Pt. 2/10

dicembre 19, 2012

Seconda parte del racconto Fuga dall’incubo. La prima parte è qui. Continua il viaggio, o forse ricomincia.
Buona lettura!

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Apro gli occhi e vedo, attraverso il vetro a cui sono appoggiata, il mondo che corre in direzione contraria. Uff, che incubo! Sembrava proprio vero, e ricordo quella terribile sensazione di essere risucchiata nel vuoto! Levo i piedi dal sedile e li infilo nelle scarpe, prima che arrivi il… ma che dico? Non arriverà il controllore, o almeno, non sarà quella ragazzina dalla voce stridula: era solo un sogno.
Il treno procede a passo d’uomo nella periferia di una città che non riconosco. C’è qualcosa di molto strano, ma non riesco a metterlo a fuoco subito. Forse sono ancora intontita dal sonno profondo. In effetti, come nel sogno, non riesco a ricordare un accidente di niente. Dove cavolo sto andando? Tiro fuori il mio tablet. Con un giro sul nuovo social network, Barker, lo scoprirò senz’altro: sicuramente lo avrò scritto sul mio profilo, prima di uscire di casa. Mentre lo cerco nella borsetta bianca, capisco cosa mi turbava in questa periferia: è deserta. Non vedo altro che capannoni industriali, cassonetti coperti di spazzatura, graffiti sui muri. Passa diverso tempo prima che io veda delle persone.
Quando le vedo, sono ancora più incuriosita. Camminano lentamente, in gruppo. Le loro braccia sono tese in avanti, i movimenti sono innaturali, alcuni hanno il capo piegato da un lato, le bocche e gli occhi sono spalancati. Infine capisco: sono morti! Il treno avanza piano, e vedo che i cadaveri hanno circondato un piccolo gruppo di vivi, che si difendono colpendoli alla testa con spranghe e assi di legno. Quando i morti vengono colpiti violentemente alla testa, cadono inanimati. Dev’essere l’unico modo per ucciderli.
Il treno avanza e vedo altri gruppi di vivi. Alcuni sono bene organizzati. Hanno armi da fuoco che fanno un baccano della miseria e li difendono egregiamente. Altri sono allo stremo delle forze e vengono sopraffatti dai morti, che sono lenti ma sono tantissimi. Alcuni scappano, ma inciampano e cadono, oppure sono costretti a fermarsi per riposare: chissà per quanto hanno corso! Ma è un errore, perché i morti sono ovunque:escono dalle vie laterali, dalle porte, dalle finestre, dai tombini, perfino dai cassonetti… i loro denti dilaniano i vivi, le loro dita affondano nella carne rossa.
Dimentico di consultare Barker per cercare di capire dove sto andando, e riprendo le lotte fra i vivi e i morti con la videocamera del mio tablet. Ogni tanto interrompo, salvo il video e posto su Barker. Le descrizioni dei video sono frasi scritte in fretta: «Non so dove mi trovo, ma guardate cosa sta succedendo… è tutto vero!!! LOL». Fioccano i “Mi piace”. «Te lo rubo!!!», commentano alcuni amici, aggiungendo cuoricini e sorrisini; e condividono i video. Anche i loro amici a loro volta condividono. Mi arrivano ben presto molte richieste di amicizia. Le visite ai video aumentano a una velocità stratosferica. Che culo! Non avrei mai pensato di diventare così popolare! Altri commenti: «Grazie di averlo postato… sei una persona molto sensibile!»; «Ma davvero succedono queste cose nel mondo??? Che figata!!! Quasi quasi domani esco di casa»; «Siete degli ingenui, è dagli anni 60 che queste cose sono all’ordine del giorno, ma voi rincoglioniti da internet non ve ne accorgete e il mondo rischia di scomparire senza che voi muoviate un dito. Grazie a George Romero e a Tiziano Sclavi, che con i loro film e fumetti hanno tentato invano di aprire gli occhi della gente».
Mentre leggo, non mi accorgo che un morto è riuscito ad aggrapparsi al finestrino mezzo aperto. Il treno è molto lento, era inevitabile che qualcuno ci riuscisse. Quando sento il suo rantolo mi spavento. Sull’altro binario passa un treno che va nella direzione opposta, e nell’impatto il morto perde la metà inferiore del suo corpo, ma non si ferma. Protende una mano verso di me. Sono un po’ imbarazzata, perché non ho mai incontrato un morto. Gli sorrido con cortesia. Lui, con la testa che spunta dentro lo scompartimento, mi dice: «Mi darebbe una mano?». Il suo arto è un po’ putrefatto, non è piacevole da toccare e nemmeno da annusare. Ma cerco di non farglielo pesare, non sarebbe gentile: annuisco, gli stringo la mano e tiro. Lui però mi ferma subito scuotendo il capo: «No, no, signorina, cosa ha capito… le domandavo se può per favore darmi una delle sue mani, ho molta fame!». Mi stringo fra le spalle: «Mi scusi, ma questo proprio non posso farlo. Ne ho solo due». Il morto mi lancia un’occhiata colma di risentimento. Mi dispiace che se la sia presa, ma cosa posso fare? Se con una mano reggo il tablet, l’altra mi serve per digitare i commenti su Barker. Non posso mica fare tutto con una sola mano! Mi chiedo se possa capirlo: non so da quanto tempo è morto, magari questo poveretto è vissuto in un’epoca in cui Barker non esisteva. Sto giusto cercando le parole per spiegargli le ragioni del mio rifiuto, quando la porta dello scompartimento si apre: ho un brivido, sarà il controllore dalla voce stridula? Ma no, voltandomi vedo un altro morto e tiro un sospiro di sollievo. Mi chiede: «Mi scusi, questo è il treno della morte?». Sorrido: «Non ne sono certa, ma credo sia il treno della vita…». Il morto sospira sconsolato: «Porcaccia la miseria, ho sbagliato di nuovo…». Non so cosa dirgli, gli sorrido dispiaciuta mentre lui prende posto accanto a me. Poi mi domanda, un po’ imbarazzato: «Mi perdoni, mi darebbe un piede?». Non volendo offendere anche lui, gli chiedo se una scarpa gli va bene lo stesso, e per fortuna annuisce. Mentre la sgranocchia, ne tiro fuori un altro paio dalla valigia. Quando termina, mi chiede se mi ha mandata Oscar. Questo nome mi dice qualcosa… è come se fosse la chiave per ricordare almeno un tassello del puzzle… ma quale puzzle? Sento un rumore e…
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From → Horror, Racconti

2 commenti
  1. “Ci sono più morti che vivi”-…mi ricorda qualcosa……uhmmm

    • Che cosa?

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