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Racconto: Fuga dall’incubo – Pt. 3/10

dicembre 21, 2012

Terza parte dell’assurdo viaggio di una sognatrice incallita. Cosa è vero e cosa è falso? Se non avete idea di cosa sto parlando, probabilmente dovreste cominciare dalla prima parte.
Buona lettura!
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Apro gli occhi e vedo, attraverso il vetro a cui sono appoggiata, il mondo che corre in direzione contraria. Mi sono svegliata perché la mia borsa è caduta per terra… e meno male! Che cavolo di sogni! Ma è possibile che non ne possa fare uno normale, come tutte le persone normali? No, io no, niente da fare. Uff…
E adesso? Sarò sveglia, oppure è un sogno? A me sembra di essere seduta su un sedile reale, accanto a un finestrino reale… provo perfino a darmi un pizzicotto come nei fumetti… ma che sicurezza possono darmi queste sensazioni? Nei sogni sembra sempre, o quasi sempre, di vivere la realtà. E anche il pizzicotto si può sognare. Perfino la tecnologia più moderna o le più antiche tecniche di meditazione non possono darti nessuna garanzia sull’essere desti: potresti sempre sognarle. Ma d’altra parte, sempre, in qualsiasi momento della nostra vita, dovremmo chiederci se stiamo sognando? Se lo facessimo non vivremmo più, intrappolati nell’incubo del dubbio. Perché mai e poi mai potremmo sentirci liberi dall’eventualità che tutto sia un sogno; potrei perfino non essermi mai messa con Davide, potrei averlo sognato; anzi, potrei addirittura aver sognato di essere nata, e allora sto sognando di esistere…
Scuoto la testa. Sento il cuore che mi batte. Pensieri come questi mi gettano nell’angoscia, mi danno la sensazione che la mia mente precipiti in un abisso. Mi fanno provare addirittura una vertigine, da cui esco solo scuotendo la testa. A che serve pensarci? A niente. Tanto vale continuare a vivere, o forse a sognare.
Entra il controllore nello scompartimento: non posso crederci, è la ragazzina isterica del primo sogno! Sono intrappolata in un vortice di incubi? Suppongo di non avere il biglietto e glielo dico subito, anche se per scrupolo lo cerco nella borsa. Lei intanto va diretta verso il finestrino, con la chiara intenzione di aprirlo, mentre mi dice stridula: «Se non esibisce il biglietto, deve scendere!».
Cosa succederà quando aprirà il finestrino? Non voglio essere risucchiata fuori dal treno della vita! La supplico di non farlo, e per fortuna proprio in quel mentre trovo il biglietto! Glielo porgo velocissima! Lei mi osserva un po’ perplessa. Prende il biglietto, lo guarda appena, distrattamente, e lo marca. Si stringe fra le spalle: «Come vuole, resti pure col finestrino chiuso, ma secondo me fa un caldo infernale qui dentro… ci scusi, ma lei col suo biglietto deve viaggiare in quindicesima classe, e qui purtroppo l’aria condizionata non funziona».
Per un attimo mi sento stupida per aver avuto queste paure e mi tranquillizzo, ma l’attimo dopo sprofondo di nuovo nel dubbio! Voleva solo aprire il finestrino e controllare il mio biglietto, sono due azioni normalissime per un controllore. Normalissime nella realtà, intendo. Certo, è molto strano che sia identica al personaggio del mio sogno… ma forse l’ho sognata perché l’ho vista prima di addormentarmi? Magari l’ho anche sentita parlare, con quel suo tono fastidioso. Sì, può essere, anzi deve essere proprio così. Ed ecco perché mi sento stupida: sto confondendo il sogno con la realtà. Ma quello che ha detto subito dopo ha un sapore decisamente onirico: quindicesima classe? Tutti sanno che i treni ne hanno solo due! Non è possibile, sto sognando di nuovo! Ma per sicurezza glielo domando: «Mi scusi… ha detto quindicesima classe?». Prima che possa rispondermi, si affaccia un suo collega dal corridoio e le domanda: «Hai visto Oscar? Non riesco a trovarlo». Di nuovo quel nome! E va bene, è certo che sto sognando. Ma almeno devo carpire informazioni, scoprire chi è questo Oscar… ricordare… perché se sono caduta in un vortice di incubi, quella persona potrebbe davvero essere la chiave per uscirne…
La ragazza scuote la testa al suo collega e si rivolge a me: «Ho detto quindicesima classe? Scusi, sono stanca, sa è tutta la mattina che combatto contro quelli che cercano di viaggiare gratis… naturalmente intendevo il vagone quindici. Lei ha il biglietto con posto prenotato sul vagone quindici, e l’aria condizionata qui non funziona».
Quasi mi dimentico di ringraziarla. La osservo sbigottita mentre se ne va. Non c’è nessuna quindicesima classe, si è imbrogliata con le parole… quindi sono sveglia. E quell’Oscar… è strano, sento proprio che dovrei ricordarmelo. Ma il fatto che un controllore l’abbia nominato, evidentemente, è una coincidenza. Sospiro. Guardo fuori. Sì, devo calmarmi. Sono sveglia, non sto vivendo alcun incubo. Semplicemente, ho fatto due sogni piuttosto angoscianti, e sono un po’ scossa. Ma passerà. Sta già passando, no? Anzi, è quasi passata.
Osservo la campagna che scorre oltre il vetro: campi, campi, un cimitero isolato, campi, un torrente, ancora campi. E’ rilassante, vederla correre veloce mentre io sono qui seduta. Dovrei ricordare, certo, perché ancora non ho idea di dove sto andando, ma sono certa che ora che mi sto calmando la memoria tornerà naturalmente e mi renderò conto che sto vivendo una situazione perfettamente normale. Sto andando a… a… e Oscar è… cavolo, perché non ricordo? Intanto scorre un altro cimitero. Che buffo, non ho ancora visto un paese, ma di cimiteri ne sono passati due. Ma certo, al mondo ci sono molti più morti che vivi… si sa! Quanti secoli sono passati, e quanti vivi sono morti, prima che nascesse il più vecchio dei vecchi? Hai voglia! E intanto mi viene in mente che un modo per ricordare c’è: il mio account su Barker. Se ci ho pensato in sogno, dovevo pensarci subito nella realtà! Anzi, ce n’è uno ancora più semplice: ho il biglietto! Lo esamino, cercando la stazione di partenza e quella di arrivo, ma non sono state stampate: al loro posto, due spazi vuoti. Ma è inutile abbandonarsi a congetture strane: si tratta di un errore. Del resto il controllore l’ha guardato di sfuggita solo per un istante, non poteva accorgersi del problema. Avrà avuto fiducia in me. Rimane la soluzione di Barker. Tiro fuori il tablet dalla borsa, e intanto dall’altoparlante sento un annuncio: «Si avvisano i signori viaggiatori che la stazione di Limora è in ritardo di quindici minuti e 666 secondi. Ci scusiamo per il disagio».
La stazione è in ritardo? No no, aspetta! Non è un sogno… quella che usciva dall’altoparlante era la voce della ragazza giovane, si sarà imbrogliata di nuovo con le parole – a certe persone capita spesso. Voleva dire treno e ha detto stazione. Vero? Vero? Qualcuno mi dica che è vero! Un altro annuncio: «Ma no, non mi sono sbagliata: il treno è fermo, non vedo come potrebbe essere in ritardo. E’ la stazione di Limora, che è in ritardo: stamattina si è svegliata molto tardi, continuava a fare sogni strani».

>> Continua

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From → Horror, Racconti

One Comment
  1. …inizio a…sognare anch’io….eh…. O_o

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