Skip to content

Racconto: Fuga dall’incubo – Pt. 8/10

marzo 6, 2013

Sì, lo so: ho lasciato passare molto tempo dall’ultima parte. I pochi interessati a seguirmi – se esistono – avranno probabilmente cambiato idea, o si saranno dimenticati di me. Ma se così non fosse… beh, coraggio: siamo quasi alla fine.
Invito chi non l’avesse fatto a cominciare a leggere questa storia dall’inizio, anche se in fondo è la stessa cosa: non ci capirete niente in ogni caso. Io, almeno, non ci capisco niente.

__

Apro gli occhi e vedo, attraverso il vetro a cui sono appoggiata, il mondo che corre in direzione contraria. Cazzo, basta! E’ un sogno, è sempre un sogno! Nel bene o nel male è un sogno e mi sveglio! Sempre!
Ma perché me la prendo? Io non ho mai desiderato essere maschio. Non capisco il senso di quest’ultimo sogno. Come posso sognare di essere felice perché sto per diventare fisicamente un uomo, se non ho mai desiderato esserlo?
Strane, le associazioni di idee. Pensi a un sogno che non capisci, e ti viene in mente all’improvviso un ricordo d’infanzia mai evocato per anni e anni. Mi viene in mente come se fosse successo ieri. Una volta mio padre aveva detto a mia madre: «Se nasce, spero che sia maschio». Parlava del fratello che avrei potuto avere. L’aveva detto con il sorriso, e subito si era voltato verso di me, imbarazzato. Diceva così per dire, certo. In ogni caso, non ho mai avuto un fratello, e nemmeno una sorella.
Vado in bagno, attraverso il solito corridoio vuoto. Inizia a mettermi agitazione. Tutto questo vuoto, questo deserto, questo silenzio… vorrei sentire una voce umana. Mi viene quasi il dubbio che, se parlassi, sentirei l’eco della mia voce risuonare fra gli scompartimenti. Ma non controllo se è vero: meglio non parlare, in un vuoto così innaturale. Ho come l’impressione che ci sia più di quel che sono in grado di vedere, e che le mie parole potrebbero… risvegliare qualcosa. Qualcosa che è sopito e che deve continuare a dormire, perché è troppo orrendo perché la civiltà umana possa sopportarlo.
Basta! A cosa mi serve questo delirio? Mi chiudo in bagno con le gambe che mi tremano. Ma ho fatto tutto io, mi sono spaventata sola. Va bene, un po’ d’acqua sul viso per tornare alla realtà… ma prima vediamo che aspetto ho, devo essere orribile… meno male che il treno è deserto…
Davanti allo specchio, urlo. Vedo che mi cadono tutti i capelli, d’improvviso. E subito, anche la pelle inizia a staccarsi dalla mia testa, a scaglie che appena toccano il pavimento prendono fuoco. In pochi istanti il mio teschio rimane scoperto… e sulla parte sinistra della mia testa, il cervello è scoperto. L’osso non si è disgregato come la pelle, semplicemente non c’era. Non ho mai avuto il cranio, intorno quella zona. Urlo di raccapriccio, osservando il cervello che pulsa in modo forsennato, come se chiedesse aiuto, e lascia colare rigoli di sangue scuro come se piangesse…

Apro gli occhi sul sedile. Era… era un micro-sogno? Ma quando è cominciato? L’ultimo risveglio era vero! Sì, credo di sì, ne so uscendo! Sono sveglia… sono viva. Dovrei ricordarmi chi è Oscar, suppongo. Ma prima di tutto devo cercare di non addormentarmi di nuovo. Questo susseguirsi di incubi è una tortura, vivo situazioni atroci come se fossero reali… voglio stare sveglia!
E soprattutto, mi rifiuto di ripensare all’ultimo sogno. Impazzirei. Quindi salto in piedi e mi sgranchisco le gambe. Sono decisa a non sedermi più, fino alla meta… ovunque io stia andando. Ecco, in effetti è questo che dovrei ricordarmi – prima ancora di Oscar.
Esco in corridoio. E’ deserto anche nella realtà. Apro un finestrino, e l’aria fredda che mi arriva in faccia mi strappa via del tutto dal sonno. La mente inizia a ingranare davvero. Bene, cerchiamo di uscire da tutto questo una volta per tutte: dove sto andando, e chi è Oscar? Credo che, quando lo saprò, mi libererò completamente dalla paura di ricadere nel vortice dei sogni.
Tiro fuori il tablet. Apro Barker e guardo il mio profilo: devo pur avere scritto dove andavo! Ma vederlo mi getta di nuovo nell’angoscia. Ci sono i video che ho caricato durante un sogno, i filmati dei morti che sbranano i vivi o che vengono uccidi a colpi in testa! Sono così sconvolta che lo lascio cadere. E sento bussare dal finestrino. Dovrei vedere la campagna, e invece sussulto nel vedere il viso di Piero. Rompe il vetro, e il suo braccio si avvinghia al mio collo: «Mi hai ucciso! Mi hai lasciato e sono morto!». Mentre cerco di non farmi strangolare e di divincolarmi dalla sua morsa, mi sembra di sentire una voce lontana: «Esci di lì, prima che sia troppo tardi!». Mi libero dal braccio di Piero e corro nel mio scompartimento, mi lancio contro il finestrino e lo infrango. Volo fuori, nel vuoto della notte, insieme a innumerevoli schegge taglienti, verso un terreno di sassi e rotaie che corre velocissimo. Non posso sopravvivere a questo salto. E… avevo ragione, suicidandomi mi sveglio.

Continua…

Annunci

From → Horror, Racconti

One Comment
  1. Eh…si, evidentemente troppi impegni ti hanno impedito la pubblicazione del proseguo di questo racconto…
    Aspetto…..la fine.
    Mi sa che dovrò rileggere il tutto.

    buona giornata

Sì, puoi scrivere un Commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: