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Racconto: Fuga dall’incubo – pt. 10/10

marzo 9, 2013

Eccoci finalmente all’ultima parte di questo racconto psichedelico. Devo confessare che non mi piace più. Se non avessi già iniziato a pubblicarlo, lo cestinerei. Penso di avere avuto delle buone idee, averle studiate bene, e poi averle sprecate scrivendo qualcosa di noioso. Pazienza, ormai è andata così. Spero che qualcuno commenterà, anche solo per confermare che questo mio lavoro è terribile.
Buona lettura!

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Apro gli occhi e vedo, attraverso il vetro a cui sono appoggiata, il mondo che corre in direzione contraria. Ripenso a Oscar: è stato il mio incubo ricorrente per tanto tempo che avevo finito per convincermi della sua esistenza. L’altoparlante annuncia che la stazione di Limora è in ritardo di 666 anni, 666 mesi e 666 secondi. Come al solito: sempre in ritardo, questi treni! Piero è venuto a prendermi, camminando sul suo ginocchio che a ogni passo sembra spezzarsi sotto il peso del corpo. Mentre il treno rallenta, lo vedo sul marciapiede accanto al binario, intento a sistemare i bulbi oculari perché non cadano: che carino, vuole essere impeccabile per me! Scendo nella nebbia grigia e ci abbracciamo come due buoni fratelli. Si fa carico del mio trolley e mi fa strada verso casa sua. Passerò da lui le feste, mi sembra un sogno! Mi aggrappo al suo braccio, appoggio la mia testa alla sua. Potrei staccarla, questa volta, e lo farò. Ma non ora… è così bello stare appiccicati! Chissà se le persone sane di mente lo sanno… ma poi esistono davvero, i sani? E se esistono, come sono fatti? Cosa fanno? Ci si può fidare, dei sani?
Lo ringrazio, e lui mi osserva interrogativo. Certo, non capisce: per più di trent’anni mi ha tormentata e ora ci stiamo finalmente avvicinando. Ogni notte mi accusava di averlo ucciso, mi uccideva a sua volta, ogni mattina lo dimenticavo. Gli volevo bene ma soprattutto lo temevo, e non avevo idea di chi fosse. Ora che lo so… beh, credo di iniziare a capire anche chi sono io. Mi sento più viva. Non c’è realtà senza i sogni, né serenità senza l’incubo.

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From → Horror, Racconti

2 commenti
  1. La scrittura è fluida. L’architettura del racconto ricorda un po’ secondo me, lo stile di Tiziano Sclavi, che tu stesso citi all’interno del testo.
    L’idea del sogno o del racconto che è contenitore di altri sogni e racconti, ma anche contenuto, in un gioco infinito di scatole cinesi, non è nuova ma resa in modo originale. Penso a H. P. Lovecraft, per rimanere in tema di horror. Penso alle Mille e una notte, alla “Storia infinita” di Michael Ende, e, sebbene in modo più marginale, alla trilogia di Pulmann “Queste oscure materie”, da cui hanno tratto anche il film “La bussola d’oro”. Fuga dall’incubo riprende alcuni di questi temi e li porta nella propria fucina creativa, per riarticolare le domande e moltiplicare le risposte. O le non-risposte.
    La caratterizzazione del personaggio è ben riuscita. La protagonista ha una sfera emotiva profonda, sembra di vederla con il suo corpo che io immagino lungo e sottile. Pallida con i capelli che le nascondono il viso. Bella senza dare l’impressione di esserlo. In alcuni passaggi, se posso permettermi, indugi troppo con riflessioni “esterne al campo del racconto” sul tema sogno-realtà e verità-illusione. Le cose che dici vanno bene ma interrompono eccessivamente il ritmo narrativo. Potevi suggerirle lanciando il sasso e subito nascondendo la mano. Le scene con gli zombie -perdonami -sembrano troppo uscire da Dylan Dog e mancano di pathos. Ma forse era quello che volevi, se fa parte di una scelta volutamente ironica di irrealtà.
    Comunque bene
    Alessandro

  2. Non si accettano suggerimenti.
    Per me non è “terribile”. Anzi…
    E’ solo che tra un racconto e l’altro è passato troppo tempo e ora dovrei riprendere a leggere dall’inizio….

    Aspetto il prossimo eh…

    Scrivi bene..ho avuto un pò di difficoltà iniziale, ricordo… ma poi superata

    Buona domenica
    .marta

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