Skip to content
Tags

Cerrapungi

giugno 26, 2013

Cerrapungi?“Eccola lì, come gli altri anni”, disse Michele, indicando con un cenno del mento la strana vecchietta incapucciata, vestita di nero, che se ne stava seduta sul ciglio della strada a guardare le macchine, proprio sotto il cartello che indicava Limora verso una mulattiera, nelle profondità della montagna.

“Di chi parli?”. Già, Cleo non la vedeva mai, nè lei nè il cartello nè la mulattiera. E’ strano, pensò Michele, come le cose si ripetano sempre uguali, con l’inessenziale cambiato ad arte per far sì che non ce ne accorgiamo.
E subito dopo la vecchietta, ecco il tornante pericolosissimo senza guard-rail. Apparve sotto di loro la destinazione, e Michele annunciò: “Chiappa Scura!”. I ragazzi, dietro, come tutti gli anni presero a sghignazzare per il nome del paese, con Cleo che protestava: “Vi fa così ridere? Guardate che le avete anche voi, le chiappe!”. Michele, anche quest’anno, non ci fece caso e pensò che avrebbe dovuto chiedere a qualcuno l’origine di quello strano nome. Ma come ogni anno se ne sarebbe dimenticato: è strano, pensò, come le dimenticanze si ripetano più di ogni altra cosa, finendo per diventare curiosità che ti mordono quando non puoi più soddisfarle. Ma anche quell’anno avrebbe fatto una domanda simile. Più divertente, però.
Già, perché tutti gli anni, il primo giorno di villeggiatura, entrava al bar Cerrapungi. Gli avventori lo guardavano storto, senza parlare. Tutta gente del luogo, nemmeno un turista. In quel silenzio, sembravano comunicare tra loro in modi che prevaricano le leggi della fisica, se non altro per accordarsi su come mettere a disagio gli estranei. Ma il peggiore era Fransuà, il barista, perché non era del tutto silenzioso. Qualunque cosa Michele chiedesse – un gelato, una birra, o due Frix-Faz per i ragazzi – il barista si voltava a prenderla, coi suoi gesti lenti, e scuoteva la testa brontolando: “Turisti!”. Era rauca la sua voce, e il suo carattere era tanto inquietante da far sembrare il suo corpo ancora più grosso di quel che era. Quando si voltava di nuovo, era per sbattere le bibite sul bancone, quasi con disprezzo. Non diceva una parola ai turisti, a parte “turisti”, se non era proprio obbligato. Nemmeno il prezzo: era tutto scritto su un cartello, e la sua voce grassa tornava a farsi sentire solo se il cliente sbagliava a far di conto. E si beveva in fretta, al bar Cerrapungi, perché le sopracciglia aggrottate della gente del posto mettevano un po’ d’ansia. E tutti, seduti ai loro tavolini, bevevano pian piano il loro vino. L’unica bevanda che Michele, come chiunque non fosse nato a Chiappa, non avrebbe mai ordinato al Cerrapungi – il che procurava loro il commento “Turisti!”. Era rosso. E le labbra di chi lo beveva erano viola come l’uva scura schiacciata. E se muovevano il bicchiere, nel movimento di quel liquido c’era qualcosa di gelatinoso. Nell’odore c’era qualcosa che faceva pensare a una sostanza troppo alcolica per esistere davvero, e forse pure acida. In effetti, se lo rovesciavano sul tavolo o sul pavimento a scacchi, restava una macchia immortale. Fransuà doveva procurarselo da un contadino della zona; certo non era roba da supermercati o da negozi.
Eppure, il primo giorno di vacanza, Michele entrava al bar per fare quella domanda che scaldava gli animi. Esordiva: “Scusate, so che ve l’ho già chiesto l’anno scorso ma proprio non me lo ricordo: cosa significa Cerrapungi?”. Su questo argomento il tacito accordo tra gli abitanti del paese se ne andava a quel paese. Ognuno diceva la sua, eccetto il barista Fransuà: era una città dell’Indonsia; no, era uno scrittore amico di Nostradamus che aveva scritto un solo libro dal titolo “L’estate”; no, era un film neorealista; no era un animale selvatico che si nutre di coglioni (nel senso anatomico del termine); no, era una malattia della pelle che viene quando si entra in un bar facendo domande cretine. Tutti avevano ragione e quindi, giustamente, tutti alzavano la voce e mandavano al diavolo tutti. E ci mancava poco che si mettessero le mani addosso, anzi forse lo facevano – tranne Fransuà, che era troppo impegnato ad asciugare un bicchiere asciutto con aria assente. Ma prima che succedesse, Michele se ne usciva schignazzando sotto i baffi che non aveva, soddisfatto per la sua piccola ripicca. Anche se poi, quella prima notte di vacanza, non riusciva a dormire, e si rigirava sopra il lenzuolo chiedendosi cosa diavolo volesse dire Cerrapungi.

Beh, alla fine quell’anno Michele non potè fare quella domanda. Non potè nemmeno entrare al Cerrapungi. La saracinesca era abbassata; davanti c’erano fiori e attaccati con lo scotch c’erano dei fogli di carta scritti a penna o a pennarello. Il più bello diceva: “Fransuà, perdona Mario che non ha capito la tua solitudine. Mario, appunto”. Appunto. Fuori luogo, l’appunto, e anche buffo. Le cose vere, pensò Michele, a volte sono buffe anche quando essere buffi è dissacrante, o comunque un po’ maleducato. Come Mauro, appunto, o era Mario? Altri biglietti auguravano una serena permanenza in un mondo che nessun vivo ha mai visto, auspicavano le preghiere di qualche pezzo grosso della religione ormai trapassato, o accennavano a dolori più concreti e mortali. C’erano anche dei versi, scritti da una mano femminile e giovane, ma Michele non riuscì a leggerli. I fiori erano belli e colorati, ma siccome Michele di piante non capiva niente, gli sembrarono tutti uguali.
E poi, oltre ai fogli e ai fiori, c’era la gente. Tanta gente, tutta del posto. Non guardarono male Michele, quella volta. Passò anche una signora con l’accento milanese, insieme alla famiglia con l’accento milanese, perché si sa, i turisti sono tutti milanesi – soprattutto quelli che rompono il cibo del suddetto cerrapungi selvatico. Per inciso Michele era di Pavia. La signora era vestita per l’estate, ma sembrava avere addosso una pelliccia. E’ difficile spiegarlo a parole, ma certe persone sono troppo stereotipate per essere viste fuori dal loro vestito naturale. E la signora, anche quando non aveva la pelliccia perché faceva caldo, riusciva a farti immaginare montagne di pelo morto intorno alle sue spalle e ai suoi grossi fianchi. Non dissero niente su Fransuà, i milanesi, ma dalle occhiate che lanciarono si capiva che la sua morte aveva cambiato ben poco: avrebbero potuto spendere qualche parola di circostanza, se necessario, ma erano ancora arrabbiati per qualche offesa subita, per qualche “Turisti!” e per qualche “Conti meglio, che io sul banco vedo solo sei euro”. Michele se ne andò con un certo senso di oppressione che si divideva tra lo stomaco e la gola. Nemmeno a lui fregava poi molto di Fransuà, però tutti quei vivi e quei fiori e quelle parole radunati intorno a una saracinesca chiusa lo facevano sentire obbligato a stare un po’ male anche lui. “E’ morto il barista, quello grosso che trattava male tutti”, avrebbe detto più tardi a Cleo e ai ragazzi. Mentre spariva dalla vista dei fiori e delle parole, sussurrò malinconico: “ti sei portato il segreto nella tomba. Nessuno saprà mai cosa vuol dire Cerrapungi”.

Lo sentirono. Lo sentì Joe il giovane, e con un’occhiata chiese a Joe il vecchio se avesse sentito anche lui, e quello con un’occhiata rispose di sì. E siccome con gli occhi non riuscivano a dirsi proprio tutto tutto, Gamba borbottò: “Crede che non lo sappiamo”. E Collo, guardando il sole che andava giù dietro gli scogli: “Perché dovremmo dirlo a lui, cosa vuol dire?”. E il sole se ne andò, e nessuno lo vide più fino all’indomani.

Annunci
6 commenti
  1. …già cosa vuol dire “cerrapungi”? 😉

    • E’ quello che si chiedono tutti!

      • 🙂

    • io mi ricordo una striscia di Lupo Alberto in cui Enrico la Talpa diceva “è proprio l’estate di cerrapungi” 🙂 mitico Lupo!

      • Brava! E poi tutti gli abitanti della fattoria si fissano su Cerrapungi perché non sanno cos’è. Nella vignetta c’è Mosè che pensa: Cerrapungi??

        • siiiiiiiiiiiiiiii!!
          Mitico!!!!!!

Sì, puoi scrivere un Commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: