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Non so neanche perché ve lo racconto

giugno 25, 2014

La frequentavo circa otto anni fa, o forse cento, e in quel periodo ero molto triste. Sarebbe bastato che lei mi chiedesse perché, per capovolgere il mio umore. Beh, non è che la frequentassi perché ero triste, ma se lo avesse chiesto avrebbe perso un cliente. Forse avrebbe trovato un marito, o forse no, ma in tutti i casi il cliente l’avrebbe perso. E non era questo che voleva.

Ma poi, di cosa mi lamento? Nemmeno io le ho mai chiesto perché era triste.

Abitava al biscione, dove dalla finestra vedi il mare infinito, ma se dal mare guardi verso casa tua vedi solo una geometria storta di cemento che abbruttisce le montagne. Riceveva in casa, e la prima volta che ricevette me dovevo essere molto nervoso. Almeno così dice Gino, ma io non ricordo. In effetti non ho episodi particolari da ricordare. I nostri incontri erano sempre uguali.

Ricordo la sua casa, quella sì. Era piccola e ci abitavano in due: lei e la Madonna. Anzi in zero, ché l’assenza del figlio conta per due. La Madonna poi non era di grande compagnia, se ne stava lì nel suo dipinto a fare quello che sapeva fare, cioè niente. Doveva sentirsi molto a disagio, in quella casa lì. Secondo me si chiedeva come ci era finita. Lei comunque le parlava, ma non otteneva risposta. Il tono era basso, ma io ci sento bene e so cosa le diceva: “Perdonalo, sa quello che fa ma sai, i casi della vita sono così”. Così come? Mah. E invece “perdonami” non l’ha mai detto, come se la sua vita i casi non li avesse.

Ricordo il suo bagno, l’unica stanza sempre pulitissima. Il lavandino che io ogni volta cercavo di aprire l’acqua calda ma il rubinetto non girava.

Ricordo le sue mani: è incredibile come le muoveva. E le tette medio piccole ma perfette – non potevo metterci la bocca, lo evitava con tatto. Ma nessuna mi ha mai dato il piacere che mi dava lei. Quelle che dicono che il sesso è bello solo se c’è l’amore mi fanno ridere. Dico di sì con convinzione, ma dentro rido. Il sentimento rende belle tante cose, e rende bello anche il sesso, non dico di no. Ma l’amore non basta, care mie. Mi dispiace ma non ci si improvvisa puttane.

So che sta bene, che nonostante le prime rughe continua a far felice la gente e che suo figlio ora studia legge. Magari un giorno la difenderà. O forse dice che sua madre fa la giornalista e se la incontra per strada si nasconde dietro il giornale.
So che anche lei non è più triste. E’ sempre più brava e mi saluta, dice Gino, e si ricorda ancora di quello che le ho detto l’ultima volta. Io invece non me lo ricordavo più. Anch’io ho sussurrato, ma si vede che ci sente bene anche lei. “Di cosa deve perdonarmi? Sei una bella persona…”. La Madonna, intendevo, mica doveva perdonarmi. Ma come facevo a ricordarmi di aver detto una cosa del genere? E’ di una banalità… e anche la scelta delle parole, insomma, so fare di meglio. Però lei se lo ricorda, vai a capire. Beh, so che è stupido e infantile e tutto quello che vi pare, ma voglio pensare che è per questo, che non è più triste. E un po’ li rimpiango, questi casi della vita: quasi quasi preferirei essere ancora triste e andare da lei, e invece chissà perché non ci vado più. Mica li sappiamo i motivi per cui facciamo questo e non facciamo quello. Smettiamo e basta, un po’ come quando si muore. Ma per fortuna ci è rimasto questo gotto di bianco sul bancone di un bar senza turisti, che non è proprio la stessa cosa ma almeno costa poco.

Alla salute che brucia!

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